Lettera in risposta al comunicato ABBAV

11/08/2020 • Autore: OCIO

Con una lettera all’Assessore regionale al Turismo Federico Caner dello scorso 11 febbraio 2021, ABBAV (Associazione B&B, Alloggi Turistici ed Appartamenti del Veneto) ha chiesto pubblicamente che la Regione Veneto si mobiliti per offrire supporto economico agli operatori del settore ricettivo extra-alberghiero. Secondo la stessa ABBAV, molti dei suoi rappresentati sarebbero stati esclusi ingiustamente dai ristori statali destinati al settore turistico.

Come OCIO, riteniamo sia doveroso fare alcune precisazioni in proposito, essenziali affinché il dibattito pubblico sul tema sia informato, serio e trasparente.

Primo: nel suo comunicato ABBAV parla di “strutture ricettive” ed “extra-alberghiero” riferendosi indistintamente tanto alle strutture turistiche ricettive extra-alberghiere vere e proprie (Bed & Breakfast, Case per vacanze, ecc.), quanto alle locazioni turistiche. Il punto è che le locazioni turistiche non sono giuridicamente strutture ricettive extra-alberghiere. Non è un dettaglio irrilevante: mentre Bed & Breakfast, Case per vacanze ecc. sono disciplinate dalla Regione e sono soggette a rilevanti oneri amministrativi ed economici, le locazioni turistiche godono di un regime assai più semplificato, perché l’intervento regionale è limitato ai soli aspetti della promozione, vigilanza e controllo sull’esercizio dell’attività, come indicato dalla Corte costituzionale (sent. 84 del 2019). Il che si riduce, in sostanza, alla comunicazione dell’avvio dell’attività, all’uso del codice identificativo, alla comunicazione degli ospiti alla questura e, infine, al prelievo dell’imposta di soggiorno. Per il resto, le locazioni turistiche seguono le regole civilistiche della locazione, senza limiti ulteriori.

Secondo: stupisce che proprio ABBAV voglia accomunare sotto la voce “strutture ricettive” operatori dell’extra-alberghiero e locazioni turistiche, quando da sempre rivendica la diversità di queste ultime per sottrarle a qualsiasi iniziativa di regolamentazione. Così è stato per esempio rispetto al regolamento edilizio comunale, così per la TARI e in molte altre occasioni. Non vorremmo che, per ABBAV, le locazioni turistiche diventassero “strutture ricettive” quando si tratta di ricevere contributi da Stato e Regioni (quindi finanziati dalla fiscalità generale) per poi tornare a non essere “strutture ricettive” quando si tratta di sottostare a regole e controlli. Delle due, o l’una o l’altra.

Terzo: il fatto che sussista un differente trattamento nei ristori tra strutture ricettive vere e proprie (tra cui rientra l’extra-alberghiero, imprenditoriale e non) e locazioni turistiche ha una giustificazione evidente. Mentre le strutture ricettive vere e proprie, oltre a sottostare a regole e oneri più stringenti, non possono riconvertire agilmente la propria attività, questo non vale per le locazioni turistiche. Mancano i turisti? Ecco una proliferazione di offerte con contratti beninteso transitori, e il tentativo di ricorrere agli studenti come soluzione tampone, stratagemmi che tradiscono l’ambizione di molti proprietari a tornare appena possibile ai più lucrosi affitti brevi per turisti. Non vorremmo che i ristori servissero soltanto a garantire un reddito elevato a chi non affronta un rischio d’impresa comparabile con quello degli altri operatori del settore ricettivo e, al contempo, concorre in modo significativo a ridurre la disponibilità di abitazioni in città, in danno alla generalità dei cittadini che contribuisce, con le proprie tasse, a finanziare gli stessi ristori. Ci sentiamo di suggerire un ritorno stabile all’affitto “normale”, reimmettendo nel mercato le abitazioni precedentemente sottratte alla residenza stabile.

Quarto: il sondaggio che ABBAV pubblica in allegato alla lettera dimostra ancora una volta come la favola della famiglia che si paga il mutuo di casa o degli studenti che arrotondano – usata spesso nella comunicazione di Airbnb e simili – sia appunto una favola, uno storytelling accattivante che non ha riscontri nella realtà, se non per un numero minoritario di casi. Il 57,7% di coloro che hanno risposto al sondaggio afferma infatti che la locazione (o la struttura extra-alberghiera) rappresenta il suo reddito principale. A ciò si aggiunga che, nella Venezia insulare, l’82% degli annunci su Airbnb è per un appartamento intero e solo il 18% per una stanza. Se guardiamo poi solo agli annunci per appartamenti, circa 2 annunci su 3 (il 65%) sono riconducibili ad un host che ne pubblica più di uno. Questi dati non restituiscono l’immagine, solitamente propagandata da Airbnb e da molte associazioni, degli host come semplici proprietari che affittano una stanza o la propria casa per brevi periodi per integrare il proprio reddito. Chi dà la propria casa in locazione turistica spesso svolge nei fatti una vera e propria attività ricettiva, che non costituisce una semplice integrazione del salario, ma la principale fonte di reddito. E quindi dovrebbe essere inquadrato e regolato di conseguenza.

Quinto: crediamo che la situazione attuale dimostri quanto sia controproducente l’approccio di ABBAV e di tante associazioni che rifiutano qualsiasi forma di regolazione delle locazioni turistiche. In tempi di “vacche grasse” la disciplina semplificata delle locazioni turistiche ha consentito ai proprietari di prosperare, sfruttando il proprio vantaggio regolatorio rispetto alle altre forme di ricettività turistica, pur svolgendo un’attività che nei fatti era perfettamente assimilabile a quella di qualsiasi altra struttura ricettiva. Ora che la pandemia ha azzerato il turismo, la circostanza di non essere riconosciuti come struttura ricettiva si è dimostrata un ostacolo per accedere alle misure di sostegno, anche per quegli operatori – la maggioranza – che davvero svolgevano attività in modo sostanzialmente professionale. A questo proposito, ci pare giusto sottolineare che persino gli aiuti deliberati dalla Provincia di Trento e dal Lazio – che ABBAV richiama nella propria lettera a sostegno delle proprie richieste – riguardano in realtà solo le strutture extra-alberghiere (non imprenditoriali) e non le locazioni turistiche.

Ci sembra sia arrivato il momento che le associazioni come ABBAV superino ogni ambiguità, accettando come non più rinviabile una regolamentazione organica ed equilibrata del settore delle locazioni turistiche. L’attuale disciplina normativa “semplificata” è figlia di un tempo in cui le stesse non erano molto diffuse e non avevano un impatto così rilevante sulle città. L’avvento di piattaforme come Airbnb e la diffusione del turismo di massa hanno cambiato radicalmente lo scenario: la locazione turistica è ora una delle più diffuse forme di accoglienza e il suo successo ha inciso negativamente sulla disponibilità di alloggi nelle città turistiche. È ora che la normativa venga aggiornata ed adeguata ai tempi nuovi (come del resto esorta a fare il Parlamento europeo con la risoluzione del 21 gennaio di quest’anno, art. 48). Accettare, anche da parte dalle associazioni di categoria, questo dato di fatto sarebbe il punto di partenza per un confronto serio e trasparente, che potrebbe portare anche ad un’opportuna differenziazione tra i vari attori delle locazioni turistiche, in modo da tutelare con una regolazione semplificata chi davvero fa sharing economy e porre di contro regole più stringenti per chi invece fa accoglienza turistica di fatto professionalmente e, spesso, in forma di impresa. Solo allora questi ultimi potrebbero legittimamente chiedere i ristori, senza che la richiesta suoni francamente stonata.